domenica 28 novembre 2010

Il nuovo calendario di Bike EXIF

Il noto sito Bike Exif pubblica il calendario 2010 delle migliori preparazioni al mondo.
Ogni mese sarà accompagnato da una special con relative schede tecniche e descrizione.
E' possibile ordinare il catalogo qui e avere una preview dei suoi contenuti .
Grazie a Bike Exif per avere introdotto anche una delle nostre moto nel prestigioso calendario.






mercoledì 24 novembre 2010

TTre









SCHEDA TECNICA : TTre

MARCA E MODELLO/MODEL : Moto Guzzi
NOME MOTO/NAME : TTre
COSTRUTTORE/BUILDER: Filippo Barbacane – Officine RossoPuro
CITTA’ E NAZIONE/CITY AND NATION : Pescara Italia
ANNO DI REALIZZAZIONE/YEAR :2010
TEMPO DI REALIZZAZIONE/TIME:4 mesi e mezzo

MOTORE/ENGINE :

MARCA / MODEL: Moto Guzzi T3
CILINDRATA/DISPLACEMENT:850
RAFFREDDAMENTO/COIL:ARIA
SCARICO/EXAUST SYSTEM: Officine RossoPuro
TERMINALE: Megaton

CICLISTICA :

TELAIO/FRAME: Stock
FORCELLA ANTERIORE/FRONT FORK: Marzocchi 45mm
SOSPENSIONE POST./REAR SUSPENSION: Asateck
CERCHIO ANT./FRONT WHEELS: Tubeless 17”x3,50 120/70/17
CERCHIO POST./REAR WHEELS: Tubeless 17”X4,25 150/55/17

IMPIANTO FRENANTE :

FRENO ANT./ FRONT BRAKE ROTORS: 320 mm Brembo
PINZA ANT. / FRONT BRAKE CALIPER: Brembo doppio pistone
FRENO POST. / REAR BRAKE ROTORS: 280mm Brembo
PINZA POST. /REAR BRAKE CALIPER: Brembo
RACCORDI IDRAULICI/BRAKE LINES: Inox

ACCESSORI &
PARTI SPECIALI :

SERBATOIO/TANK: Filippo Barbacane – Officine RossoPuro
PARAFANGO ANT./FRONT FENDER: Filippo Barbacane – Officine RossoPuro
PARAFNGO POST./REAR FENDER: Filippo Barbacane – Officine RossoPuro
MANUBRIO/HANDLEBAR: Tarozzi regolabili da 45mm
POMPE FRENO,FRIZIONE/BRAKE MASTER CYLINDER:Brembo
PEDANE/FOOT CONTROLS: Officine Rossopuro
SELLA/SEAT: Filippo Barbacane – Officine RossoPuro
STRUMENTAZIONE/INSTRUMENTS: Filippo Barbacane – Officine RossoPuro
PORTATARGA/LECENS PLATE: Filippo Barbacane – Officine RossoPuro



FINITURE/MOLDING
VERNICIATURA/BODY PAINT: Officine RossoPuro e carrozzeria Melideo
GRAFICA E AEROGRAFIA: Filippo Barbacane

Foto: Filippo Barbacane

lunedì 22 novembre 2010

CALIBRO 11










IN VENDITA/FOR SALE

SCHEDA TECNICA : CALIBRO 11



MARCA E MODELLO/MODEL : Moto Guzzi
NOME MOTO/NAME : Calibro 11
PROPRIETARIO/OWNER: Filippo Barbacane
COSTRUTTORE/BUILDER: Filippo Barbacane
CITTA’ E NAZIONE/CITY AND NATION : Pescara Italia
ANNO DI REALIZZAZIONE/YEAR :2010
TEMPO DI REALIZZAZIONE/TIME:4 Mesi (MONTHS)



MOTORE/ENGINE :

MARCA / MODEL: moto guzzi
CILINDRATA/DISPLACEMENT:1100
RAFFREDDAMENTO/COIL:ARIA/AIR
BASAMENTO/CASES: Griso
MOTORE/CRANKSHAFT:MOTO GUZZI 1100
PISTONI/PISTONS:1100
TESTATE/HEADS:1100
SCARICO/EXAUST SYSTEM: Officine Rossopuro


CICLISTICA :

TELAIO/FRAME:Griso 1100
FORCELLA ANTERIORE/FRONT FORK:Paioli tradizionale 51 mm
SOSPENSIONE POST./REAR SUSPENSION: Bitubo
CERCHIO ANT./FRONT WHEELS: Tubeless
CERCHIO POST./REAR WHEELS: Tubeless

IMPIANTO FRENANTE :

FRENO ANT./ FRONT BRAKE ROTORS:Brmbo 320 mm
PINZA ANT. / FRONT BRAKE CALIPER:Radiali Brembo
FRENO POST. / REAR BRAKE ROTORS:Stock
PINZA POST. /REAR BRAKE CALIPER:Stock
RACCORDI IDRAULICI/BRAKE LINES:Areonautici inox


ACCESSORI &
PARTI SPECIALI :


SERBATOIO/TANK: Stock modificato Officine Rossopuro
COPRI SERBATOIO E FIANCATINE/TANK COVER: Officine Rossopuro
PARAFANGO ANT./FRONT FENDER: Officine Rossopuro
POMPE FRENO,FRIZIONE/BRAKE MASTER CYLINDER:Brembo radiale PEDANE/FOOT CONTROLS: Officine Rossopuro
SELLA/SEAT: Officine Rossopuro
CODONE/TAIL: Officine Rossopuro
STOP: Officine Rossopuro
STRUMENTAZIONE/INSTRUMENTS:Stock modificata
TELAIETTO POSTERIORE/REAR FRAME: Stock
ASTA RINVIO/CARDAN BAR: Rossopuro
PARACANDELA/ENGINE GUARD: Rossopuro
COPRIRADIATORE/RADIATOR COVER: Rossopuro
COPRINIZIONE/IGNITION COVER: Rossopuro
PORTATARGA/LECENS PLATE: Rossopuro


FINITURE/MOLDING
VERNICIATURA E AEROGRAFIA/BODY PAINT:Carrozzeria Melideo
Disegni parti CNC/CNC Parts Design: Officine Rossopuro

giovedì 7 ottobre 2010

IDRO








SCHEDA TECNICA : IDRO



MARCA E MODELLO/MODEL : Moto Guzzi
NOME MOTO/NAME : IDRO
COSTRUTTORE/BUILDER: Filippo Barbacane – Officine RossoPuro
CITTA’ E NAZIONE/CITY AND NATION : Pescara Italia
ANNO DI REALIZZAZIONE/YEAR :2010
TEMPO DI REALIZZAZIONE/TIME:4 mesi e mezzo



MOTORE/ENGINE :

MARCA / MODEL: Moto Guzzi Idroconvert 1000
CILINDRATA/DISPLACEMENT:1000
RAFFREDDAMENTO/COIL:ARIA
SCARICO/EXAUST SYSTEM: Filippo Barbacane – Officine RossoPuro
TERMINALE: Filippo Barbacane – Officine RossoPuro


CICLISTICA :

FORCELLA ANTERIORE/FRONT FORK: 35mm
SOSPENSIONE POST./REAR SUSPENSION: Asateck
CERCHIO ANT./FRONT WHEELS: Borrani 18
CERCHIO POST./REAR WHEELS: Borrani 18


IMPIANTO FRENANTE :

FRENO ANT./ FRONT BRAKE ROTORS: 300 mm Brembo Officine RossoPuro
PINZA ANT. / FRONT BRAKE CALIPER: Brembo
FRENO POST. / REAR BRAKE ROTORS: Brembo - Officine RossoPuro
PINZA POST. /REAR BRAKE CALIPER: Brembo
RACCORDI IDRAULICI/BRAKE LINES: Inox





ACCESSORI &
PARTI SPECIALI :


SERBATOIO/TANK: Filippo Barbacane – Officine RossoPuro
COPRI SERBATOIO E FIANCATINE/TANK COVER: Filippo Barbacane – Officine RossoPuro
PARAFANGO ANT./FRONT FENDER: Filippo Barbacane – Officine RossoPuro
PARAFNGO POST./REAR FENDER: Filippo Barbacane – Officine RossoPuro
MANUBRIO/HANDLEBAR: Filippo Barbacane – Officine RossoPuro
POMPE FRENO,FRIZIONE/BRAKE MASTER CYLINDER:Brembo
PEDANE/FOOT CONTROLS: Tarozzi
SELLA/SEAT: Filippo Barbacane – Officine RossoPuro
STRUMENTAZIONE/INSTRUMENTS: Filippo Barbacane – Officine RossoPuro
PORTATARGA/LECENS PLATE: Filippo Barbacane – Officine RossoPuro



FINITURE/MOLDING
VERNICIATURA E AEROGRAFIA/BODY PAINT: Officine RossoPuro

sabato 21 agosto 2010

Ruote Quadrate: Ruote Quadrate Night Club.

Ruote Quadrate: Ruote Quadrate Night Club.: "Un uscita inusuale, Campo Imperatore di notte. Arrivo al rifugio Racollo dell'amico Claudio al tramonto, grossa mangiata di carne e a mezza ..."

martedì 15 giugno 2010

[Bicilindrica] Ottanta



c Mille, novecento e poi 80
Una special moderna da una SP 1000 di quasi trent'anni fa…
di Lorenzo Antonelli - fotone@alice.it

La guardi da lontano, le giri attorno, ti avvicini per scrutarla e, se non fosse per quei due enormi cilindri (verniciati in nero) che fanno capolino appena sotto il serbatoio, quasi stenteresti a riconoscere che trattasi di Moto Guzzi.
Il progetto, giocoforza, non poteva che essere opera e ingegno del pescarese Filippo Barbacane, già decorato alla bisogna per due capolavori quali Griso Zero (primadonna del numero 21, aprile 2007) e Anima. L'idea di fondo, tanto semplice nel concept quanto pregevole nella realizzazione, era quella di assemblare una special due ruote adatta all'utilizzo quotidiano, capace di garantire affidabilità su strada e di preservare il piacere dello stile retrò. Un mezzo, insomma, in grado di scorrazzare, impettita ma agile, tra ufficio, aperitivo con gli amici e, perché no, pure alla domenica, su per i tornanti di montagna (con o senza fanciulla al seguito).
Del resto la ciclistica Moto Guzzi, Mandello ci insegna, è roba sopraffina, che puoi chiederle anche più di quanto tu possa immaginare. La coppia, poi, quella non manca mai, per spingere tutto in basso, che ci si può anche dimenticare la terza sempre ingranata, fa lo stesso. E quell'ottanta (80) sul serbatoio, quasi tracciato a mano, sta lì, in bella mostra, a sottolineare le coordinate temporali di riferimento della moto, piuttosto che apparire come modaiolo numero di gara.
Basso, infine, vuol dire maneggevole e, sebbene i cavalletti da officina la alzino di almeno dieci centimetri, una volta in sella la 80 ti trasmette sicurezza totale e un'inattesa capacità di scendere in piega, rapida e precisa.
In altro tempo e altro luogo (magari davanti a una birra in compagnia) si potrebbe raccontare di un debito insoluto, di un rapido scambio telefonico e un furgone pronto a portare a casa la "refurtiva". Ma qui, data la sede, vi basti sapere che la base di realizzazione, incredibile a dirsi (e a guardare le foto di corredo) è stata una Moto Guzzi SP1000, portata in "cantiere" per un tozzo di pane e scampata al logorio del certo e mortificante inutilizzo. Una Guzzi, parola di Filippo Barbacane, "ha un'anima pulsante che ha assoluto bisogno di scalciare e vivere, non puoi mica lasciarla ferma a prender polvere o invecchiare sotto un telo". Detto fatto e, appena adagiata sul lettino dello specialista, il primo macroscopico intervento è stato quello di rimuovere le ingombranti e anacronistiche sovrastrutture della moto ancora originale, così da poter lavorare ex novo, partendo dall'interessante geometria del telaio. Laddove si stia parlando di special, infatti, il lifting al passo coi tempi impone precise regole da rispettare: via, dunque, quello spigoloso (e per nulla armonico) cupolino, via il filante serbatoio da tradizione, la mastodontica seduta e il relativo codino. Poi due notti (e due giorni) in osservazione e prognosi riservata, quasi ad aspettare la migliore ispirazione e che la pregevole e accattivante finitura (cromatura nera) del telaio fosse totalmente asciutta, quindi via ai lavori di restyling.
Al telaio originale (e sempre nel pieno rispetto della reversibilità delle modifiche apportate sulla moto) sono state adattate due piastre di derivazione California, in seguito alle opportune e necessarie modifiche perchè le dimensioni del perno del cannotto di sterzo collimassero alla perfezione. A beneficio di un avantreno ancor più reattivo e preciso, poi, è stato utilizzato il kit Rossopuro per l'arretramento di un grado sul cannotto di sterzo. La scelta della forcella, quindi, ha premiato una muscolosa Marzocchi tradizionale da 45 mm con tanto di riporto al tin nero (in netta controtendenza rispetto al dilagare degli steli rovesciati) che, per intenderci, è la stessa che monterebbe di serie la 1200 Sport di recente produzione, mentre gli ammortizzatori posteriori (dotati di tutte le regolazioni del caso) sono della Asatek, anch'essi con finitura nera.
Era chiaro, ancora, che i cerchi sarebbero dovuti essere a raggi (ormai quasi un marchio di fabbrica per le creazioni di Filippo Barbacane). A tal proposito si è reso indispensabile un certosino lavoro, volto all'adattamento del mozzo California su cerchi tubeless da 2,5 pollici, oltre alla necessità di accorciare i raggi e regolarne la corretta inclinazione piegandoli manualmente (uno ad uno e molta pazienza). La gommatura, poi, mantenendo fede alle caratteristiche riportate sul libretto di circolazione, prevede una splendida coppia di Metzeler Lasertec 110/90/18. Nonostante il primo impatto lasci pensare al tipico bobber a ruote larghe, siffatta "calzatura" conferisce alla 80 indiscusso fascino e sensazione di sicurezza sulle strade urbane, magari fatte di ciottolato, pavè o infide rotaie del tram. L'impianto frenante ha subito un notevole aggiornamento e del vecchio tamburo posteriore non esiste più traccia alcuna. L'avantreno della 80, infatti, vanta ora una coppia di dischi Brembo Serie Oro da 320 mm e pinza Brembo a doppio pistone, mentre al posteriore figura uno splendido disco da 240 mm, ancora una volta Brembo Serie Oro.
Inoltre, a garantire ulteriore prontezza e corposità in fase di frenatura, il vecchio impianto di raccordi idraulici in gomma è stato sostituito con un più moderno sistema di tubi in treccia d'acciaio. Non che la 80 debba essere portata a velocità da ritiro della patente, "tirando" staccate al limite del buon senso, ma sul versante sicurezza, parola di Filippo, non c'è mai da esser troppo parsimoniosi. Alla vista anteriore, oltre all'ingombrante (e fascinoso) sporgere dei due grossi cilindri, spicca il grosso fanale circolare di una Griso, opportunamente verniciato in nero opaco. E, se sul brigante di Mandello quello stesso faro (cromato) assolveva la funzione di conferire alla moto un piccolo tocco retrò (debitamente mixato con il moderno telaio e le sovrastrutture dal design avveniristico), il risultato sulla 80, invece, ha un indubbio sapore aggressivo e corsaiolo, per un piccolo spunto di cattiveria che non va a snaturare le proporzioni generali del mezzo. Contravvenendo alla comoda posizione di guida della SP 1000 originale, chiaramente votata al rilassato turismo a lungo raggio, la 80 vanta un largo manubrio doppio conico a sezione variabile.
Una volta in sella e gas alla mano si ha la sensazione di dominare la strada, con le braccia aperte a prender tanta aria e il busto leggermente caricato in avanti, per "sentire" meglio il granitico avantreno. Appena al di là dei grossi steli della forcella trovano il più razionale alloggiamento il contagiri e l'orologio, mentre il contachilometri è incastonato nella parte sinistra del serbatoio, di fianco all'affascinante tappo-benzina, più che mai cromato e scintillante. Poi, quasi ad impreziosire il lavoro sulla disposizione della rinnovata strumentazione di bordo, spunta la dicitura "Prodotto Tipico Italiano", in corsivo, per quel tocco di classe in più che non guasta mai. Le pance concave del serbatoio, ancora, opportunamente plasmate per accogliere le ginocchia del pilota (anche quelli oltre il metro e ottanta di altezza), sono state realizzate artigianalmente, lavorando su forme arrotondate estranee alla tradizione del marchio lombardo. La sella, infine, sensibilmente più corta del modello originale e comunque capace di accogliere agevolmente un passeggero, lascia scoperto il rastremato codino posteriore (adornato anch'esso dalla dicitura "Mille Novecento Ottanta" in corsivo). Inoltre, la nuova allocazione della seduta, oltre che conferire alla moto un'impostazione più moderna e aggressiva, ha l'indiscusso vantaggio estetico di mantenere a vista la geometria del telaio, con il triangolo centrale in bella mostra (chiuso da due fiancatine in poliuretano espanso e fogli di alluminio) e la prosecuzione posteriore che sorregge parafango, impianto luci e targa. Sulla falsariga degli stupendi accessori in catalogo Rossopuro Filippo Barbacane ha modificato una coppia di paracandela (forati e alleggeriti) i quali, oltre a conferire un look più accattivante alla moto, hanno la reale funzione di limitare i danni a serbatoio e cilindri in caso di malaugurata scivolata a terra. L'impianto elettrico, inoltre, modificato e semplificato nello schema, ha permesso di posizionare il blocchetto accensione sul fianco sinistro della moto. Ultimo, ma non meno importante, è l'impianto di scarico.
Abbandonato lo schema del due in due con un terminale per ogni lato della moto (previsto dalla produzione in serie della SP 1000), Filippo Barbacane ha utilizzato una coppia di scarichi Quat-D, montati l'uno sull'altro, in maniera sovrapposta, così da lasciare scoperto l'originale cardano. Il lavoro per adattare alla moto tale impianto ha portato il preparatore pescarese all'ingegno fai-da-te, costretto a tagliare, saldare e modellare i collettori di raccordo, dopo aver assicurato i finali con delle staffe artigianali. Il risultato è tanto funzionale in termini di sostanza quanto accattivante nella forma, con i lunghi collettori originali che corrono paralleli al telaio, per poi incontrarsi al centro e procedere "sparati" verso l'alto. La verniciatura, vero fiore all'occhiello, sembra giocare con riflessi metallizzati e zone opache, in una sapiente commistione di vintage e moderno. A conti fatti si tratta si un mezzo piacevole e affascinante, adatto sia all'utilizzo urbano che alle piccole escursioni fuori porta. Magari non sarà innovativo o rivoluzionario, non sarà corredato da soluzioni tecnologiche all'avanguardia (a tal proposito è da tenere d'occhio il nuovo progetto di Griso Big Bore da 140cv, nato dalla collaborazione tra Filippo Barbacane e la Millepercento) e non avrà una cavalleria da rodeo a due ruote, ma una cosa è certa: quel borbottio lento e cadenzato, la tipica coppia di rovesciamento che tira verso destra e una sessantina di cavalli purosangue tutti in basso sono quanto di meglio ci sia per scaldare il cuore di ogni buon guzzista.

[Articolo pubblicato su Bicilindrica]

[Bicilindrica] Diamante



Pietra preziosa
La nuova concezione di Griso secondo Filippo Barbacane
di Lorenzo Antonelli


"Ci sono dei sogni che fanno capolino solo quando sono certi di essere accolti con l'esaltazione vivissima della rivelazione" (Alberto Sala, Moto Guzzi, Oscar Mondadori, 2007).

La Diamante è oltraggiosamente bianca, giusto un bordino rosso a dare tridimensionalità, con la scocca spigolosa e inusitata e il motore che sembra fluttuare, abbarbicato nella compatta (e ampiamente rivista) geometria del solido telaio.
A guardarla dal fianco destro restituisce sensazioni visive tipiche delle moderne naked d'assalto, vertiginosamente caricate sull'anteriore e minimali nel futuristico design.
Ma il passo lungo, esageratamente lungo, oltre a essere sinonimo di stabilità, ne tradisce la provenienza lombarda, in quel di Mandello, sulla sponda del Lago di Como dove le aquile bicilindriche fanno il nido.
Un'occhiata al cardano, poi, fuga qualsiasi dubbio: è Moto Guzzi, come non s'era mai vista prima!
Dai grossi cilindri si diramano i due collettori di scarico i quali, avvolgendo il blocco motore in maniera sinuosa (e invertita rispetto a qualsiasi Griso di serie), convergono in un terminale per nulla invasivo, quasi nascosto, a sublimare l'essenzialità delle forme.
Il fianco sinistro, poi, è tripudio Zen, fatto di spazi vuoti e mancanti, dosati, pesati e calcolati con estrema attenzione.
E il termine "sospensione", laddove associato alla Diamante, non attiene a forcelle, steli, olio, compressione e precarico, ma ha ben altra accezione.
Ogni elemento appare, infatti, privo di una struttura portante per ancorare le ruote al doppio monobraccio. Sembra di essere dinanzi a un provocatorio disegno a china, a un progetto di design ancora embrionale o a una proiezione al computer di quel che saranno le moto del prossimo futuro.
Ma, invece, si tratta di un sogno funzionante, capace di accendersi al primo giro di chiave, per dar voce, così, all'esagerato motore millequattro.
Che la fortissima passione per la tradizione culturale giapponese rivesta un ruolo primario per il genio creativo di Filippo Barbacane è cosa nota. E la Diamante, dunque, incarna perfettamente il concetto di "vuoto", in cui le parti mancanti sublimano nella giustificazione dell'oggetto stesso.
Essenziale e muscolosa, la Diamante dispensa bianco e nero come fossero yin e yang, colori opposti e complementari, in un lavoro di ricerca estetica al quale neanche la pregevole Griso Zero fu sottoposta.
"L'idea di esasperare le forme della Griso e dar vita, così, a una special unica ed esagerata, sia dal punto di vista estetico che motoristico, occupava i mie pensieri già da tempo. Ho colto al volo (e, spero, nel migliore dei modi) le intenzioni dell'appassionato che ha deciso di commissionare una simile realizzazione. Inoltre, l'eccezionale possibilità di dar fondo a tutta la mia vena creativa, senza dover fare i conti con i normali limiti di omologazione della moto (che non è destinata alla circolazione su strada), mi ha permesso di creare un mezzo che, difficilmente e in altri contesti opportunamente vincolanti, avrebbe potuto vedere la luce. Ho basato l'idea di fondo sul concetto di vuoto, nonchè sulla modellazione di geometrie spigolose, per rompere la tradizione delle forme morbide con le quali avevo lavorato in passato. Infine, la decisione di installare un monobraccio all'anteriore mi ha costretto giocoforza a uno stimolante lavoro più che mai artigianale".
Data l'impossibilità di utilizzare le piastre-forcella della Griso originale (che avrebbero proiettato il già generoso interasse della moto verso nuove cifre esagerate), la soluzione più ovvia e razionale congegnata dal pescarese è stata quella di inserire il sistema pompante della sospensione idraulica all'interno del cannotto di sterzo. Ciò ha permesso di ottenere due piacevoli benefici: ridurre il passo del mezzo e sgrossare le forme dell'anteriore, ora essenziali e, a detta del costruttore, "ancora più pulite". Il blocco inferiore del monobraccio anteriore è stato mutuato da un'allora-avveniristica Gilera CX, piccola e filante stradale italiana degli anni novanta, attorno al quale è stato costruito un impianto di sospensioni nascoste ad hoc. Un certosino lavoro di riadattamento della trasmissione del movimento dalla forcella al manubrio ha permesso di abbandonare il vecchio schema di leveraggi a parallelepipedo, rinforzando la struttura anteriore con una coppia di steli d'acciaio che scorrono nel fodero di alluminio attraverso un sistema di o-ring e guarnizioni. Della piccola 125 cc, inoltre, sono stati presi in prestito anche gli originali cerchi pieni e, stravolgendone il datato design, sono stati fresati a dovere mediante una macchina CNC. Svuotando la parte in alluminio al fine di ottenere delle tasche che fossero in grado di preservare la rigidità strutturale del cerchio portante, il risultato è stato quello di portare alla luce dodici splendide razze, ora verniciate in bianco. Il cerchio posteriore, poi, ha subito un ulteriore lavoro di adattamento, per giungere alla misura di 5,5'' e montare, così, la gommatura di derivazione di serie. Il mozzo posteriore, infine, è interamente artigianale, costruito in alluminio e anch'esso tornito a CNC. "Ho progettato e realizzato artigianalmente anche le borchie (visibili sul lato sinistro della moto) che coprono il mozzo della ruota, cercando di riportare lo stesso dettaglio anche in altre parti della moto". I molteplici dettagli in alluminio ricavato dal pieno, dalle piastre di sterzo ai paratacchi, passando per l'asta di reazione del cardano, portano la pregevole firma di Officine Rossopuro.
Ma è lo stesso Barbacane, definendo la Diamante uno "studio di design funzionante", a sottolineare che tale sistema di sospensione anteriore non è progettato per garantire staccate ai limiti del funambolico o prestazioni "pistaiole" da primato.
Parafango in carbonio tagliato e modificato, mezzi manubri marchiati Tarozzi, pompe radiali Brembo e faro anteriore dell'italiana Triom, poi, completano l'accattivante avantreno della Diamante.
"Ho sempre ritenuto che il telaietto posteriore della Griso castrasse le sinuose forme della struttura portante, interrotta nettamente nella parte centrale della moto. Desideravo conferire continuità al telaio originale, immaginandolo capace di avvolgere in un giro completo la Griso. Ho quindi progettato e saldato la parte del telaio posteriore, ora con una doppia utilità: restituire coerenza alle forme della moto e ospitare il pur piccolo serbatoio della benzina".
Pochi litri di capacità nascosti sotto al codino, dunque, sufficienti appena per una parata in trionfo o una passerella da primadonna a motore acceso, tra flash, fotografi e appassionati basiti. Ma la Diamante non è da intendersi come moto da lunghe distanze o mezzo da tutti i giorni, tra casa, ufficio e tornanti domenicali. È, prima di ogni altra cosa, visionaria realizzazione di un sogno, fatto di lunghe ore passate a studiare nuove forme e soluzioni non convenzionali. "Il vantaggio è stato quello di poter ridurre le dimensioni della parte anteriore della moto, con serbatoio e fianchetti inverosimilmente rastremati. Inoltre ho potuto finalmente dare vita a un piccolo vezzo estetico che meditavo già da tempo: inserire il tappo del serbatoio nella parte terminale della sella!".
La doppia presa d'aria anteriore, perfettamente integrata nella scocca, ha la funzione di convogliare i flussi direttamente nell'airbox. Abbandonati i due corpi farfallati che montava la Griso di serie, la Diamante (così come la BB1 della Millepercento), si affida a un unico elemento "bicornuto" da 60 mm, cioè il cosiddetto Air-One, che alimenta entrambi i cilindri attraverso un collettore in alluminio. Ma, data la presenza del serbatoio sotto-sella e innovando rispetto all'originale disposizione congegnata per la BB1, Filippo Barbacane ha rovesciato il voluminoso filtro dell'aria, che ora guarda in avanti, con tanto di condotti forzati, ora plasmati appositamente sulle contenute dimensioni della Diamante.
Il motore, si era già capito da un po’, è il Big Bore 1420 cc (per 136 cv di potenza) sviluppato dalla Millepercento e, di certo, non passa inosservato in quanto a cavalleria e prestazioni più in generale. Complici la passione di Stefano Perego e la competenza di Giuseppe Ghezzi (assieme a quella di tutti i meccanici dello staff della Millepercento), il potente gruppo termico ha subito piccoli interventi per adattarsi alle esigenze della Diamante (condotti di alimentazione modificati e testate personalizzate e ora griffate!), pur continuando a preservare le già decantate doti di affidabilità e prestazioni su strada. Laddove si applichi, insomma, una tecnologia da Formula Nascar (quale quella del Big Bore) a un mezzo a due ruote, il divertimento impenna assieme all'apertura della manopola del gas.
"Il vero problema era quello di trovare un radiatore dell'acqua dalle dimensioni contenute, capace di adattarsi alle particolari misure dell'avantreno della Diamante. Ho trovato la soluzione ideale contattando la Fram Corse, che si è dimostrata ben felice di realizzare un radiatore progettato attorno alle mie specifiche".
A completare il quadro tecnico della moto vi sono le due pedane arretrate, di derivazione Moto Guzzi e opportunamente modificate, mentre l'accattivante strumentazione digitale è dell'abruzzese HT Parts.
"Ho sempre realizzato special caratterizzate da forme morbide, ma con la Diamante ho voluto sperimentare nuove soluzioni, quasi "stealth", non troppo dissimili dalla spigolosità del noto aereo F-117".
Non v'è dubbio, infatti, che se la Diamante fosse interamente verniciata in nero (meglio se nero opaco), sarebbe in grado di passare inosservata al controllo dei radar nemici. Ma, pur catalogandola (per assurdo) come il primo esperimento anti-radar marchiato Moto Guzzi, una moto del genere, così rivoluzionaria, anticonvenzionale e oltraggiosa, non passerà mai inosservata agli occhi di ogni attento intenditore del marchio.

[Articolo pubblicato su Bicilindrica]

[Euromoto ] Diamante


La Diamante è per sempre

Filippo Barbacane e il nuovo concetto di Griso

di Lorenzo Antonelli - fotone@alice.it



"Ci sono dei sogni che fanno capolino solo quando sono certi di essere accolti con l'esaltazione vivissima della rivelazione" (Alberto Sala, Moto Guzzi, Oscar Mondadori, 2007).


A guardare frettolosamente la Diamante pare di essere dinanzi a un provocatorio schizzo di design su due ruote o, piuttosto, a una proiezione al computer di quel che saranno le moto del futuro prossimo.

Della Griso di serie, secondo Filippo Barbacane, non resta più niente.

"Ho sempre realizzato special caratterizzate da forme morbide, ma con la Diamante ho voluto sperimentare nuove soluzioni, quasi "stealth", non troppo dissimili dalla spigolosità del noto aereo F-117": verrebbe da pensare che se non fosse per il colore scelto, in fondo, l'esperimento anti-radar marchiato Officine Rossopuro non sarebbe cosa poi troppo improbabile. Persino strana a prima vista, l'ultima creazione del costruttore pescarese è esageratamente bianca, con il motore che quasi fluttua al centro della rivista geometria del telaio e una scocca in vetroresina tanto spigolosa quanto minimalista, trasgressiva, addirittura inusitata per una Guzzi. Soltanto un bordino rosso, inoltre, ha il compito di conferire tridimensionalità alle candide forme e riportare qui e là i dati anagrafici della moto, andando a scivolare fin sulla seduta monoposto, con tanto di tappo benzina integrato. Per risalire alle origine lombarde della moto (in quel di Mandello del Lario, dove le aquile fanno il nido dal 1921) bisogna concentrarsi sul passo dannatamente lungo del mezzo e sul marchio di fabbrica della trasmissione cardanica.

Ma ora, in maniera invertita rispetto alle Griso di serie, i due possenti collettori si diramano dai generosi cilindri e avvolgono sinuosamente l'intero blocco motore, convergendo poi in un terminale di scarico ben celato e per nulla invasivo, adattato alla special così da a sublimare l'essenzialità delle forme.


La Diamante è volutamente strana e provocatoria, caratterizzata da una doppia anima: il fianco destro restituisce sensazioni visive tipiche delle moderne naked corsaiole, inverosimilmente caricate sull'anteriore, sempre più minimali e spigolose nel design.

Quello sinistro, piuttosto, muta in vero e proprio tripudio Zen, attraverso un certosino calcolo di spazi vuoti e mancanti, attentamente dispensati dall'autore: "Ho basato l'idea di fondo sul concetto di vuoto, nonchè sulla modellazione di geometrie spigolose, per rompere la tradizione delle forme morbide con le quali avevo lavorato in passato", ha spiegato in merito Filippo Barbacane. "Il vantaggio è stato quello di poter ridurre le dimensioni della parte anteriore della moto, con serbatoio e fianchetti ridotti allo stretto necessario. Inoltre ho potuto finalmente dare vita a un piccolo vezzo estetico che meditavo già da tempo: inserire il tappo del serbatoio nella parte terminale della sella!".

Ecco, dunque, che le parti apparentemente assenti sublimano nella giustificazione dell'oggetto stesso, secondo la filosofia nipponica dalla quale il pescarese trae profonda ispirazione per ciascuna creazione: "L'idea era quella di esasperare le forme della Griso e dar vita, così, a una special unica, esagerata, sia dal punto di vista estetico che motoristico. La splendida possibilità di dar fondo a tutta la mia vena creativa, senza dover fare noiosi conti con i normali limiti di omologazione della moto (che, precisa, non è destinata in nessun modo alla circolazione su strada), mi ha permesso di sviluppare un mezzo che in altri contesti non avrebbe mai potuto vedere luce".

L'ingegno artigianale del costruttore pescarese ha finanche permesso di adoperare sulla Diamante un "irriverente" monobraccio anteriore, con tanto di sistema pompante della sospensione idraulica inserito all'interno del cannotto di sterzo.

Tale operazione di lifting ha permesso infine di ottenere almeno due vantaggi: ridurre il passo del mezzo e sgrossare le forme dell'anteriore, secondo i nuovi canoni estetici ricercati.


Proprio il blocco inferiore del monobraccio anteriore, parrà incredibile, è stato mutuato da una Gilera CX (piccola, filante e invenduta stradale italiana degli anni novanta), attorno al quale è stato costruito un impianto di sospensioni nascoste ad hoc. Dalla piccola 125 cc, inoltre, il genio visionario di Barbacane ha preso in prestito anche gli originali cerchi pieni, stravolti nel design attraverso un'opportuna fresatura con una macchina a controllo numerico. Svuotando la parte in alluminio al fine di ottenere delle tasche in grado di preservare la rigidità strutturale del cerchio portante, il risultato è stato quello di portare alla luce dodici splendide razze.

Il cerchio posteriore, infine, ha subito un doveroso lavoro di adattamento, per raggiungere la misura di 5,5'' e montare, così, la gommatura di derivazione di serie.

Accantonato il vecchio schema di leveraggi a parallelepipedo, Barbacane ha provveduto al riadattamento della trasmissione del movimento dalla forcella al manubrio, rinforzando la struttura anteriore con una coppia di steli d'acciaio e foderi d'alluminio. Nonostante ciò, sarà bene precisare che tale sistema di sospensione anteriore non è progettato per effettuare (e più semplicemente garantire) staccate ai limiti del funambolico, ma è lì esclusivamente per stupire e meravigliare ogni appassionato intenditore.

Il mozzo posteriore ha il vanto di essere interamente artigianale, costruito in alluminio e anch'esso tornito a CNC. I molteplici dettagli in alluminio ricavato dal pieno, dalle piastre di sterzo ai paratacchi, passando per l'asta di reazione del cardano, invece, portano l'immancabile e firma di Officine Rossopuro.

"Ho sempre ritenuto che il telaietto posteriore della Griso castrasse le sinuose forme della solida struttura portante, bruscamente interrotta nella parte centrale della moto. Desideravo quindi restituire continuità al telaio originale, immaginandolo del tutto capace di avvolgere la Griso. Ho quindi progettato e saldato la parte del telaio posteriore, che ora ospita sottosella il pur piccolo serbatoio della benzina".

Del resto è facilmente intuibile: la Diamante non è moto da gran turismo o da lunghe galoppate su per i tornanti. Non è neanche moto da tutti i giorni, ancora, perchè quei pochi litri di capacità nascosti nel sottosella sono sufficienti appena per una parata in trionfo o una passerella di alta moda, tra esperti basiti e flash di fotografi.

Secondo le dichiarazioni del genio pescarese, la Diamante è pura e visionaria realizzazione di un sogno ("un sogno funzionante"), attraverso uno studio progettuale di forme non convenzionali applicate alla già splendida Griso originale.


Il generoso motore brianzolo, impossibile da nascondere o ignorare, è il Big Bore 1420 cc (per 136 Cv di potenza) sviluppato dalla Millepercento, grazie alla passione di Stefano Perego e alla competenza tecnica di Giuseppe Grezzi. L'esagerata cilindrata del motore deriva da una corsa di 80 mm e un alesaggio di 106,3 mm, mentre le due valvole per cilindro vantano dimensioni da record: 54,7 mm è il diametro per quella di aspirazione e 40,7 per quella di scarico. Il gruppo termico (ispirato ai Big Bore impiegati in Formula Nascar), però, ha subito dedicati interventi per adattarsi alle esigenze della Diamante: condotti di alimentazione modificati e testate personalizzate, pur continuando a preservare le già decantate doti di affidabilità e prestazioni su strada.

La Fram Corse, inoltre, ha progettato e realizzato un radiatore dell'acqua sulle specifiche della moto, viste le ridotte e particolarissime dimensioni dell'avantreno.

La doppia presa d'aria anteriore, abilmente integrata nel "finto serbatoio", ha la funzione di convogliare i flussi direttamente nell'airbox, mentre il cosiddetto Air-One (un elemento bicornuto da 60 mm) alimenta i cilindri attraverso un collettore in alluminio.

Nonostante ciò Filippo Barbacane ha provveduto a rovesciare il voluminoso filtro dell'aria, progettando un condotto forzato ad hoc.

A conti fatti si tratta di un brillante lavoro di ingegno artigianale, mosso da una sana e ardente passione, nonchè supportato dalla decennale esperienza sul marchio Moto Guzzi del costruttore pescarese.

Della Griso di serie, s'era già detto, non resta più niente: il risultato è un pregevole ibrido tra una maquette funzionante e il sogno più ardito di ogni buon guzzista.

Se chiedete a Filippo cosa ha in serbo nell'immediato futuro, lui risponderà che c'è in ballo un grosso supermotard con tanto di aquila sul serbatoio.

Una Super Stelvio, insomma.

Non resta altro che attendere ulteriori novità.


[Articolo pubblicato su Euromoto]

venerdì 28 maggio 2010